martedì 17 novembre 2009
De chi sito ti?
A femena de a me vita. O saveva anca me moroxa, co me nona Pina no ghe xé storia, xé sempre stà ea a mejo. E desso?
Giuseppina Simioni detta Pina, Nona Pina, come quea dee tajadee. Menda Florio detta Frollia.
Doxento soree (una mericana) e soeo do fradei, ma forti però. 80 ani justi.
Un metro e ottantasinque par cinquanta chii. Moja. Na vis-cia. O na modea. Na devosion granda pa a Madona, so sicuro che xé pi i rosari diti che i dì che a ga vissuo. Na statua e un cero impissà casa, sempre. Voeva far netare a Madona in piassa parchè a xera un poco onta. "E dixi na Ave par mi aea Madona e un Rechimeterna pa to nono".
A gà lavorà in fianda, tolto su tanti sparaxi, fato 5 fioi e a ga avuo tanti mai, de tuto, ma a xè morta pa ultima de me noni. Na storia de me nono voe che pa ciapare a pension de invaidità a se ga presentà dal dotore co na sopressa ligà al coeo soto i vestiti. E cussì a ga ciapà a pension a 35 ani. 50 ani de ospedai o ospissi. Padoa, Bassan, Citadea, Camposampiero, Galiera. Un quarto de stomago, scarsa circoeassion, cuore co a batarea, pee fragie, vaeori bassi.
Ma a rideva sempre. E quanto che a ga lavorà.
E patate roste pì bone del mondo le ga fate ea. Co e patate cornete. Poareti tuti quei che no e ga sercà. Poareti tuti quei che no ga conossuo so nona. Beati quei che oltre aea sua, ga conossuo anca a mia.
Ex mojer de Francesco Gasparotto, detto Cesco, omo esperto de legno, malta, bestie ma soratuto tera; gran fis-cio, tenore, co do muscoi da pico da far impresion, gnanca un cavejo e a tessera de l'assion catoica in scarsea. Ex mojere parchè lu xe morto prima.
No a se ga mai mossa da casa. Soeo na volta a xè 'ndà a Lurd. Anca se no a parlava francese.
Ecco, incò so un toxo moderno parchè no go pì gnente che me ricorda e tradission, da dove che vegno, da chi che go ciapà, de chi che so. So de Cesco e a Pina, tuto me noni. Nessun vecio me conosse, ma se dixo che so de Cesco e a Pina aeora tuti me riconosse. Ghe somejo.
Doman vo vanti, uncò so stufo.
venerdì 9 ottobre 2009
benito berlusconi
chi non vede le analogie col ventennio ha già perso.
farabutto mammone e fannullone.
mercoledì 23 settembre 2009
buon compleanno
"And she was blinded by the light. Cut loose like a deuce Another runner in the night. Blinded by the light
She got down but she never got tight, but she'll make it alright"
blinded by the light - bruce springsteen
che più o meno fa
E lei era accecata dalla luce, persa e indiavolata, un'altra che scappa nella notte.
Accecata dalla luce, è caduta in basso e non è mai stata salda, ma farà andare tutto a posto anche stavolta.
Nel 60esimo del mio rocker, col suo primo singolo, la canzone "la mas fina" per i 25 della mia amica Lucia.
lunedì 14 settembre 2009
il grande baboomba
che devo fare brutta figura e dopo vado mille all'ora.
quando massa e quando gnente. questione di stabilità. equilibrio. costanza. linearità. non staticità e non immobilità. moto di stabilità, equilibrio di moto, come un funambolo che avanza su una corda nel vuoto. tu non sei buono. o salti tanto o stai fermo. potresti, ma non pensi di farcela, oppure non ci pensi, ma ce la faresti. sono affari tuoi, forse non si aveva neanche il diritto di provare a farti camminare diritto. ma sta attento. non ci si dovrebbe neanche preoocupare, ma i mestieri van fatti tutti bene se vuoi migliorare il mondo. quindi sta attenta
venerdì 11 settembre 2009
11 Settembre ... 1683
forse che a Osama gli fosse rimasta sul groppone?
LA BATTAGLIA DI VIENNA di Renato Cirelli
L’impero ottomano, che aveva ormai conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato fermato nella sua avanzata dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria.
Poco dopo però, sotto l’energica guida del Gran Visir Kara Mustafà (1634-1683), l’offensiva turca riprende, incoraggiata incoscientemente da Luigi XIV nella sua spregiudicata politica anti-asburgica, e approfitta della debolezza in cui versano l’Europa e l’Impero.
Solo la Repubblica di Venezia contende ai Turchi ogni isola dell’Egeo e ogni metro di Grecia e di Dalmazia combattendo orgogliosamente da sola la sua ultima e gloriosa guerra, che culmina con la caduta di Candia nel 1669, difesa eroicamente da Francesco Morosini il Peloponnesiaco (1618-1694).
Dopo Creta, nel 1672 la Podolia — parte dell’odierna Ucraina — viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, a Istanbul, vengono inastate le code di cavallo di battaglia in direzione dell’Ungheria e un immenso esercito si mette in marcia verso il cuore dell’Europa, sotto la guida di Kara Mustafà e del sultano Maometto IV (1642-1693), con l’intento di creare una grande Turchia europea e musulmana con capitale Vienna.
Le poche forze imperiali — appoggiate da milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) — tentano invano di resistere. Il grande condottiero al servizio degli Asburgo prende il comando benché ancora convalescente di una grave malattia che lo aveva portato sull’orlo della morte, dalla quale — si dice — l’abbiano salvato le preghiere di un padre cappuccino, il venerabile Marco da Aviano (1631-1699). Il religioso italiano, inviato del Papa presso l’Imperatore e instancabile predicatore della crociata anti-turca, consiglia che tutte le insegne imperiali portino l’immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache manterranno l’effigie della Madonna per due secoli e mezzo, fino a quando Adolf Hitler (1889-1945) le farà togliere.
Le "campane dei turchi"
L’8 luglio 1683 l’esercito ottomano muove dall’Ungheria verso Vienna, vi giunge il 13 luglio e la cinge d’assedio. Durante il percorso ha devastato le regioni attraversate, saccheggiato città e villaggi, distrutto chiese e conventi, massacrato e schiavizzato le popolazioni cristiane.
L’imperatore Leopoldo I (1640-1705), dopo aver affidato il comando militare al conte Ernst Rüdiger von Starhemberg (1638-1701), decide di lasciare la città e raggiunge Linz per organizzare la resistenza della Germania contro il tremendo pericolo che la sovrasta.
Nell’impero suonano a stormo le "campane dei turchi", com’era già accaduto nel 1664 e nel secolo precedente, e inizia la mobilitazione delle risorse militari imperiali, mentre l’imperatore tesse febbrilmente trattative per chiamare a raccolta tutti i principi, cattolici e protestanti, sabotato da Luigi XIV e da Federico Guglielmo di Brandeburgo (1620-1688), e chiede l’immediato intervento dell’esercito polacco, appellandosi al supremo interesse della salvezza della Cristianità.
Papa Innocenzo XI
In questo momento drammatico dà i suoi frutti la politica europea e orientale da anni promossa dalla Santa Sede, soprattutto per merito del cardinale Benedetto Odescalchi (1611-1689), eletto Papa con il nome di Innocenzo XI nel 1676, beatificato nel 1956 da Papa Pio XII (1939-1958).
Convinto custode del grande spirito crociato, il Pontefice, che da cardinale governatore di Ferrara si era guadagnato il titolo di "padre dei poveri", ispira una politica lungimirante tesa a creare un sistema di equilibrio fra i principi cristiani per indirizzare la loro politica estera contro l’impero ottomano. Avvalendosi di abili e decisi esecutori come i nunzi Obizzo Pallavicini (1632-1700) e Francesco Buonvisi (1626-1700), il venerabile Marco da Aviano e altri, la diplomazia pontificia media e concilia i contrasti europei, pacifica la Polonia con l’Austria, favorisce l’avvicinamento con il Brandeburgo protestante e con la Russia ortodossa, difende perfino gli interessi dei protestanti ungheresi contro l’episcopato locale, perché tutte le divisioni della Cristianità dovevano venir meno davanti alla difesa dell’Europa dall’islam. E, nonostante gli insuccessi e le incomprensioni, nell’"anno dei Turchi" 1683 il Papa riesce a essere l’anima della grande coalizione cristiana, trova il denaro in tutta Europa per finanziare le truppe di grandi e di piccoli principi e paga personalmente un reparto di cosacchi dell’esercito della Polonia.
L’assedio
Intanto a Vienna, invasa dai profughi, si consuma la via crucis dell’assedio, che la città sopporta eroicamente. 6.000 soldati e 5.000 uomini della difesa civica si oppongono, tagliati fuori dal mondo, allo sterminato esercito ottomano, armato di 300 cannoni. Tutte le campane della città vengono messe a tacere fuorché quella di Santo Stefano, chiamata Angstern, "angoscia", che con i suoi incessanti rintocchi chiama a raccolta i difensori. Gli assalti ai bastioni e gli scontri a corpo a corpo sono quotidiani e ogni giorno può essere l’ultimo, mentre i soccorsi sono ancora lontani. Sollecitato dal Papa e dall’imperatore, alla testa di un esercito, muove a marce forzate verso la città assediata il re di Polonia Giovanni III Sobieski (1624-1696), che già due volte aveva salvato la Polonia dai turchi. Finalmente il 31 agosto si congiunge con il duca Carlo di Lorena, che gli cede il comando supremo, e, quando viene raggiunto da tutti i contingenti dell’impero, l’esercito cristiano si mette in marcia verso Vienna, dove la situazione è ormai drammatica. I turchi hanno aperto brecce nei bastioni e i difensori superstiti, dopo aver respinto diciotto attacchi ed effettuato ventiquattro sortite, sono allo stremo, mentre i giannizzeri attaccano, infiammmati dai loro predicatori, e i cavalieri tatari scorazzano per l’Austria e la Moravia. L’11 settembre Vienna vive con angoscia quella che sembra l’ultima notte e von Starhemberg invia a Carlo di Lorena l’ultimo disperato messaggio: "Non perdete più tempo, clementissimo Signore, non perdete più tempo".
La battaglia
All’alba del 12 settembre 1683 il venerabile Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa servita dal re di Polonia, benedice l’esercito schierato, quindi, a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani.
Sono presenti con le loro truppe i principi del Baden e di Sassonia, i Wittelsbach di Baviera, i signori di Turingia e di Holstein, i polacchi e gli ungheresi, il generale italiano conte Enea Silvio Caprara (1631-1701), oltre al giovane principe Eugenio di Savoia (1663-1736), che riceve il battesimo di fuoco.
La battaglia dura tutto il giorno e termina con una terribile carica all’arma bianca, guidata da Sobieski in persona, che provoca la rotta degli ottomani e la vittoria dell’esercito cristiano: questo subisce solo 2.000 perdite contro le oltre 20.000 dell’avversario. L’esercito ottomano fugge in disordine abbandonando tutto il bottino e le artiglierie e dopo aver massacrato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia invia al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit". Ancor oggi, per decisione di Papa Innocenzo XI, il 12 settembre è dedicato al SS. Nome di Maria, in ricordo e in ringraziamento della vittoria.
Il giorno seguente l’imperatore entra in Vienna, festante e liberata, alla testa dei principi dell’impero e delle truppe confederate e assiste al Te Deum di ringraziamento, officiato nella cattedrale di Santo Stefano dal vescovo di Vienna-Neustadt, poi cardinale, il conte Leopoldo Carlo Kollonic (1631-1707), anima spirituale della resistenza.
Il riflusso dell’islam
La vittoria di Kalhenberg e la liberazione di Vienna sono il punto di partenza per la controffensiva condotta dagli Asburgo contro l’impero ottomano nell’Europa danubiana, che porta, negli anni seguenti, alla liberazione dell’Ungheria, della Transilvania e della Croazia, dando inoltre possibilità alla Dalmazia di restare veneziana. È il momento in cui maggiormente si palesa la grandezza della vocazione e della missione della Casa d’Austria per il riscatto e per la difesa dell’Europa sud-orientale. Per svolgerla, essa mobilita sotto le insegne imperiali le risorse di tedeschi, ungheresi, cèchi, croati, slovachi e italiani, associando veneziani e polacchi, costruendo quell’impero multietnico e multireligioso, che darà all’Europa Orientale stabilità e sicurezza fino al 1918.
La grande alleanza, che riesce a prender vita all’ultimo momento grazie a Papa Innocenzo XI, ricorda l’impresa e il miracolo realizzati un secolo prima grazie all’opera di Papa san Pio V (1504-1572) a Lepanto, il 7 ottobre 1571. Per la svolta impressa alla storia dell’Europa Orientale la battaglia di Vienna può essere paragonata alla vittoria di Poitiers del 732, quando Carlo Martello (688-741) ferma l’avanzata degli arabi. E l’alleanza che nel 1684 viene sancita con il nome di Lega Santa vede un accordo unico fra tedeschi e polacchi, fra impero e imperatore, fra cattolici e protestanti, animata e promossa dalla diplomazia e dallo spirito di sacrificio di un grande Papa, tutto teso al perseguimento dell’obiettivo della liberazione dell’Europa dai turchi.
In quell’anno si realizza una fraternità d’armi cristiana che dà vita all’ultima grande crociata e che, dopo la vittoria e cessato il pericolo, è presto dimenticata; ma, dopo Vienna, in Europa le "campane dei turchi" tacciono per sempre.
i consigli di un pirla
ma un fratello maggiore non ha sempre ragione, solo qualche anno in più
e so darti il tormento su tutto è chiaro dovrei finirla
ma per tua disgrazia non ho figli e da lasciarti ho i consigli di un pirla
Se ti dicono di alzarti tu siedi
e quando siedono tu alzati in piedi,
non aver fede solo in quello che vedi
insegui i sogni fino a quando li credi veri!
T’insulteranno a gran voce e tu ridi,
ti chiuderanno la bocca e tu scrivi,
se ti picchieranno e t’imporranno divieti,
tu fatti beffa dei tuoi padroni
e canta i loro segreti
Get up, stand up, get up for your rights, don't give up the fight. CAPIO?
