venerdì 4 aprile 2014

Perchè è un drago dormiente l'amore, se si sveglia ti allaga le vene


Ricordo di Simone Dalpasso (31-01-1973//03-04-2004)

Ho conosciuto Simone da ragazzino su un campo da calcio. Posso ancora sentire il rumore delle chiavi nelle tasche che presagiva il suo arrivo palla al piede e testa bassa come un torello infuriato che carica il suo torero. Ricordo quel giorno quando al fianco di Matteo (ora Don) e Cricky (ma come si scrive?!) formava il trio delle meraviglie sul campo come nella vita. Era una calda estate di Grest e i tre stavano preparando un campo ACR. Da animato non ho altri ricordi, so solo che un giorno, non ancora diciottenne lo rividi in Oratorio nel suo ufficio; mi disse: "Sembri quello dell'orso Jogi, ah si, Bubu, ciao Bubu!". Il soprannome non era un gran che, ma cominciammo a frequentarci, ci si vedeva in Patronato e uno sbarbatello come me si sentiva grande e importante a parlare con un animatore veterano. Venne il giorno in cui il buon Checo Peruzzo mi chiese di far l'animatore al campo invernale, ed io, fino ad un secondo prima scettico, accettai con entusiasmo e felicità. Fu così che mi ritrovai al mio primo campo di molti con Simone, ma l'unico in cui fummo entrambi animatori. La Prima di tante indimenticabili avventure.
Da quella volta per quattro anni ci siamo visti ogni sera, abbiamo lavorato fianco a fianco in innumerevoli occasioni, abbiamo condiviso gioie e dolori. Quante cose ho imparato da Simone! Mi ha insegnato a guidare il furgone in montagna, a creare le scenografie spettacolari, a lavorare in gruppo, a fare la spesa per il campeggio, ad essere sportivo (anche se era uno juventino sfegatato), ad abbracciare le persone alle quali voglio bene, a farmi sentire con quelle lontane. Ho imparato il gusto dello stare insieme, della buona chiacchierata, l'importanza delle cene "per fare spogliatoio". Grazie a Simone oggi sono meno pessimista e il po’ di autocontrollo che ho lo devo a lui, per tutte le volte che abbiamo fatto tardi, tardissimo a parlare dei nostri problemi col gruppo e mi diceva "Stai buono, col tempo imparerai". Ho imparato a sorridere di più, a stupirmi delle cose semplici e a meravigliarmi di quanto ho attorno. Ho imparato che tutte le persone sono bellissime e che le ragazze sono meglio con le tette grosse, che ognuno deve dare il massimo dove ha capacità e dove non arriva ha solo da imparare dagli altri, e tanto di cappello. Ho imparato il gusto dei rituali e delle celebrazioni, dei discorsi pomposi e delle parole efficaci di conforto, quante volte ci creiamo problemi per nulla e quando è il momento di essere risoluto.
Credo di non aver lasciato indietro nulla con Simone, nessun rimorso o rimpianto. Perché la schiettezza e la sincerità sono sempre state il suo forte. Mi piace ricordarlo come il torello che ha caricato la sua vita, e io, in questi miei quattro anni e mezzo di corrida, ho sempre gridato i miei olè di approvazione. Onore al toro, è stato uno spettacolo memorabile! Quanto mi sono divertito... ho riso tutto il tempo, di cuore!
Per il gran finale se ne è andato in silenzio e ci ha lasciati sgomenti, increduli e terribilmente vuoti. E come nei filmoni, sulla marcia funebre ha cominciato a piovere e nel momento in cui ritornava alla Terra si è scatenato il diluvio. "Ve l'ho fatta un'altra volta". E noi l'abbiamo presa tutta, ti abbiamo assorbito per bene Simone. Ed è stato tutto un grande spettacolo, te lo assicuro. Ci vediamo Lassù,
ciao, Alberto G.
P.S.: Le ombre continuano a distenderci!